Ma cosa fa uno scout durante un dramma come quello dell’Aquila? Molto probabilmente è questa la prima semplice domanda che chiunque avrebbe potuto porsi appena saputo che l’AGESCI operava durante l’emergenza sisma. La risposta? Ancora più semplice: tutto.

La risposta sicuramente suona irriverente ed anche un poco presuntuosa, ma è in parte vera. Ognuno di quei ragazzi, in tutto poco meno di 4000, che ogni settimana partiva per L’Aquila, sicuramente aveva almeno due caratteristiche in comune: uno zaino pieno, carico di sorrisi, e una camicia azzurra, con le maniche rimboccate. Con questo bagaglio ognuno ha svolto il servizio al massimo, cercando di fare del proprio meglio.

I primi a mobilitarsi sono stati gli stessi scout aquilani: i gruppi che hanno potuto hanno immediatamente messo a disposizione tutto quello che avevano. Chi non poteva dare nulla di materiale si è messo a disposizione per i primi lavori, e senza pensarci troppo tutti si sono dati da fare.

Appena la macchina organizzativa si è mossa permettendo di lavorare a pieno regime, gli scout hanno continuato la loro attività. Qualcuno impegnato a intrattenere i più piccoli con giochi e divertimenti, a scambiare qualche parola con la popolazione più anziana, a costruire campi da calcio o da bocce, qualcun altro impegnato in compiti più pratici, come pulizie, manutenzione e molto altro, e i più intraprendenti ai C.O.M. o al D.COM.AC. Qualche fortunato si è anche guadagnato una vacanza a Pianosa per accompagnare un gruppo di adolescenti aquilani.
In una giornata come tante succede però qualcosa d’inatteso. A Cansatessa, una frazione a pochi chilometri dalla città, e ancor più vicina alla famosa caserma della Guardia di Finanza, c’è una piccola tendopoli, abitata da circa duecento persone, che ha bisogno di qualcuno che supporti la popolazione nella gestione del campo. È così che AGESCI accetta una grande sfida: la prima gestione completamente autonoma di un campo. Da quel momento a Cansatessa è un continuo susseguirsi di camicie azzurre. Ed è proprio in questo piccolo luogo, del quale fino a pochi mesi prima non immaginavo nemmeno l’esistenza, che ho l’onore di svolgere il mio servizio.

I primi momenti sono i più difficili. C’è un po’ d’imbarazzo, non sai cosa dire alle persone, ti senti fortunato per non aver vissuto un’esperienza dura come quella del terremoto, e guardi con stupore e ammirazione queste persone che con tanto orgoglio stanno cercando di rialzarsi. Poi le cose diventano più semplici, impari a conoscere le persone, e loro ti aiutano a capire l’esperienza che hanno vissuto. I giorni passano: con i ragazzi non puoi fare altro che arrabbiarti, ogni volta che ti sfidano a biliardino è una Caporetto di goal e di sbeffeggi (dovuti a qualche mese di partite continue che li hanno resi fortissimi); con le persone più anziane si chiacchiera, tra i borbottii e l’immancabile partita a carte. Alla sera una cena tutti assieme, e poi pronti ancora a giocare a bocce – con gli adulti che sono tornati dal lavoro – a bocce, con gli stessi sterili risultati ottenuti nel pomeriggio.

In tendopoli non c’è solo lo svago: il lavoro di segreteria è molto, la burocrazia ancor di più, e i lavori manuali non mancano, ma tutti durante la giornata si adoperano per dare il massimo. La sera sicuramente non è difficile prendere sonno, perché la stanchezza è tanta.
Cansatessa mi ha lasciato moltissimo, portandomi alla scoperta di quello che sino a qualche lustro fa era la consuetudine: famiglie che si aiutano, persone che si ritrovano alla sera senza bisogno di una ricorrenza speciale e tantomeno della TV, gruppi di ragazzi che giocano assieme; spesso è nelle situazioni più complesse che l’uomo da il meglio di se.

Ma l’AGESCI ha vinto la sfida che il dipartimento le ha lanciato? Penso che questo non stia a noi stabilirlo, ma alla popolazione dell’Aquila. Solo loro ci diranno se siamo stati in grado di essere fedeli all’ottavo punto della legge, la guida e lo scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà, essendo all’altezza di un compito così difficile. Credo che se nei prossimi anni L’Aquila vedrà aumentare il numero di scout sarà stata una grande vittoria, e il miglior ringraziamento che tutta la popolazione potrà farci. A quel punto potremo essere certi di aver fatto del nostro meglio, e di esservi riusciti!
 

Paolo IZ PC

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